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Ater

Le case in questione, vendute agli inquilini assegnatari, devono essere destinate a residenza per 5 anni, e per lo stesso arco di tempo non possono essere vendute. Sono immobili per il 13% realizzati prima dell’anteguerra , per il 45% costruite tra il 1946 e il 1970, e per il rimanente 42% tra il 1971 e il 1989. Al momento, oltre all’approvazione del piano vendite, si attende che la giunta regionale definisca la nuova, o le nuove soglie Isee, in caso di differenziazione.

In base a specifici requisiti, dunque, si ha diritto a una cosiddetta “casa popolare”, definita anche “alloggio di edilizia residenziale pubblica”. Gli immobili che vengono assegnati alle famiglie con problemi economici sono di proprietà dello Stato e, in seguito a un bando apposito emesso dai comuni, questi soggetti possono subentrarvi pagando un canone agevolato. Sono stati avviati, nel 2017, 6 progetti di manutenzione straordinaria finanziati anche con fondi della Regione Veneto. Gli interventi hanno riguardato la ristrutturazione e messa a norma di 114 alloggi sfitti ubicati in vari Comuni, per un importo complessivo di intervento di 5,7 milioni di euro, a fronte di un finanziamento regionale di circa 4,3 milioni. Un progetto di manutenzione straordinaria riguarda la ristrutturazione e messa a norma di 11 alloggi sfitti a Portogruaro, per un importo di 440 mila euro, a fronte di un finanziamento regionale di circa 380 mila. Un altro è relativo alla sistemazione e messa a norma di 17 alloggi sfitti nei Comuni di Venezia, Mirano e Spinea, per un importo di un milione e mezzo di euro.

Sulla questione sono intervenuti anche Daniele Giordano della Funzione Pubblica Cgil e Daniele Tronco, del sindacato Spi della Camera del Lavoro di Venezia. «Stiamo raccogliendo tante segnalazioni da parte di inquilini di case Ater o comunali che si trovano in grande difficoltà. L’Ater di Venezia gestisce 9.718 abitazioni totali, di cui 8.651 di edilizia residenziale pubblica, a cui si aggiungono 950 case amministrate per conto dei Comuni. Incredibilmente numerosi sono i casi in cui viene denunciato un drastico incremento degli affitti, in alcuni casi anche del 300%, o avvisi di possibili sfratti entro i 24 mesi definiti dalla norma. Dalle segnalazioni che riceviamo risulta che sono le persone anziane, spesso sole, o con grave disagio sociale a essere colpite dal nuovo meccanismo di calcolo. Però ora ci sono anziani, con pensione minima o poco più, che hanno risparmiato su ogni singolo euro, a subire un ricalcolo che rischia di mandarli in rovina.

L’amministrazione comunale emana dei bandi specifiti di assegnazione di alloggi popolari per i residenti del comune stesso. Verrà poi assegnato un punteggio e redatta una graduatoria da parte di una commissione che valuterà le singole richieste. Se un soggetto non ottiene subito la casa popolare può entrare in una lista d’attesa che gli consentirà di ottenere l’alloggio quando si libererà un posto. Non ci sono invece case in vendita Erp a Cinto Caomaggiore, Pramaggiore, Teglio Veneto e Annone Veneto.

Serve un immediato intervento di Regione e Comune – sostengono Tronco e Giordano -. Invitiamo gli enti locali a una rivalutazione delle situazioni – concludono – affinché una riforma volta a colpire i “furbetti dei canoni” non si trasformi in uno strumento per fare cassa sulle spalle degli anziani e dei più deboli». «Siamo di fronte a un patrimonio residenziale pubblico che vede un numero molto alto di appartamenti sfitti, spesso per mancanza di manutenzione, rigenerazione o adeguamento alle norme di legge – prosegue il sindacato Cisl veneziano -. Un patrimonio che non è in grado di rispondere alle esigenze di una popolazione anziana, sempre più numerosa e a un mercato privato che per quantità insufficiente e per onerosità dei canoni sarà incapace di dare risposte a chi uscirà dalla residenzialità pubblica in conseguenza della legge. L’eventuale mobilità territoriale priverà invece, le persone anziane e fragili, di relazioni sociali consolidate negli anni.

Mestre e le città del Comune di Venezia per la perdita di residenti preoccupano quanto il centro storico. I contatori in laguna segnalano periodicamente la lenta emorragia, mentre in terraferma comitati di cittadini e associazioni si dicono preoccupati di non riuscire più a riconoscere il volto delle loro città. «Ci sono tanti fattori – dice Andrea Sperandio del gruppo Mestre Mia – La città è percepita come pericolosa o meno attrattiva. Ma è anche più costosa per le attività commerciali ad esempio, che risparmiano oneri fino al 50-60% spostandosi in altri territori vicini». “Ed è proprio sulla rigenerazione e sugli immobili abbandonati che l’Ater Chieti vuole concentrarsi con iniziative e progetti mirati alle giovani coppie ed alle famiglie con figli diversamente abili”conclude il presidente dell’Ater provinciale, Antonio Tavani. «Importante – conclude Speranzon – allo scopo di dissuadere il fenomeno delle occupazioni senza titolo, mantenere costruttivi e costanti contatti con la prefettura, per concretizzare il contrasto alle occupazioni abusive.

L’ottica è quella di poter restaurare 6-7 appartamenti e renderli disponibili, con le entrate realizzate dalla sola vendita di un alloggio in centro storico, che non possiamo sistemare, per i costi elevati, né possiamo affittare, e rimane chiuso andando in depauperamento. Oltretutto, in centro storico e isole stiamo facendo scelte politiche per aumentare i residenti, in condizioni di sicurezza e decoro». Un patrimonio di 1800 case, nella Città metropolitana di Venezia, potrebbere essere messo in vendita dall’Ater, attraverso un piano di alienazioni che andrà all’esame, assieme alle modifiche alla legge 39 del 2017, al tavolo regionale.

Il termine indicato dall’assessore al Sociale Manuela Lanzarin è quello per la raccolta e l’esame dei casi presentati dai nuclei tecnici istituiti nelle diverse province, al fine di evidenziare criticità in base alle quali apportare opportuni cambiamenti alla disposizione. La Cisl torna a chiedere che al più presto «siano messi in chiaro quali siano gli interventi di modifica della legge, promessi dalla Regione». Questa mattina, mercoledì 28 luglio, sono stati consegnati i dieci alloggi di edilizia residenziale pubblica dell’Ater realizzati nelle ex Conterie di Murano. Appartamenti che si trovano nella costruzione a forma di “L” nella parte a nord est del complesso sul campo delle Impiraresse.

Discorso a parte per l’asta immobiliare che, pur rientrando in questo disegno, sarebbe destinata a ogni tipo di acquirente e riguarderebbe le 252 case vuote. Preminenza, nel piano di alienazioni approvato dal consiglio di amministrazione dell’azienda territoriale dell’edilizia, presentato martedì dal presidente Raffaele Speranzon, dal dirigente dell’Area Tecnica, Simone Zanardi, e dal responsabile del Servizio Patrimonio, Francesco Casarin, avrebbero i contesti misti. Perché lavori e finiture che i privati vogliono fare spesso non sono compatibili con gli standard Erp, o non sono alla portata.

  • «Chi percepisce un ammontare copiscuo del trattamento di fine rapporto non è un giovane – spiega un’inquilina Ater del quartiere Pertini di Mestre -.
  • Risorse – scrive – che, almeno in parte, sono già disponibili, a partire da quelle destinate dal decreto del ministero delle Infrastrutture del 4 luglio scorso a programmi di edilizia residenziale sociale.
  • Al momento, oltre all’approvazione del piano vendite, si attende che la giunta regionale definisca la nuova, o le nuove soglie Isee, in caso di differenziazione.
  • E ora che la giunta del Comune di Venezia ha approvato le delibere per l’emanazione dei bandi, sarà possibile assegnarne ben 158 nel territorio comunale, cioè tutte quelle situate tra il centro storico, le isole, e la terraferma veneziana.
  • L’amministrazione comunale emana dei bandi specifiti di assegnazione di alloggi popolari per i residenti del comune stesso.

Famiglie con Isee più alti, il cui affitto è già aumentato esponenzialmente, facilmente potrebbero ritenere più conveniente rivolgersi al mercato privato per l’acquisto, invece. Altri, non molti, inquilini con Isee totalmente incompatibili, con case di proprietà o somme da centinaia di migliaia di euro in conti bancari, verranno sospesi immediatamente dal beneficio della casa Ater, spiega Speranzon, prima dei due anni, quindi non potranno più diventarne proprietari. All’interno di questa inserire modifiche anche minori, ad esempio di 5 mila euro, può spostare dentro o fuori migliaia di persone, modificando i diritti e dando o meno la possibilità di realizzare politiche di dismissione degli immobili. Circa 9 mila e 800 sono in totale le case Erp – un migliaio non sono di proprietà Ater – nella Città metropolitana. Nel Comune di Venezia sono 5500 circa, metà in terraferma e metà in centro storico.

Risorse – scrive – che, almeno in parte, sono già disponibili, a partire da quelle destinate dal decreto del ministero delle Infrastrutture del 4 luglio scorso a programmi di edilizia residenziale sociale. Chiediamo, infine, che si apra un confronto tra parti sociali, Ater e i Comuni della Città Metropolitana, evitando i drammi derivanti dalla perdita della casa in assenza di alternative accessibili». Se i correttivi alla legge regionale sull’edilizia pubblica ci saranno, bisognerà attendere la fine di settembre.

Prorogati i termini per l’adesione al piano vendite delle case popolari dell’Ater. La richiesta di sospendere il termine dei 60 giorni concesso https://assoinveneto.org/a-loos-fondazioni-di-edifici-in-costruzione-sotto-lacqua/ agli assegnatari per “manifestare la volontà all’acquisto” era stata espressa dai sindacati che avevano riscontrato l’insorgere di una serie di problematiche. Nel 2018 l’Ater ha ottenuto attraverso la Regione Veneto un finanziamento statale per oltre 4 milioni , per la manutenzione straordinaria di alloggi sfitti con interventi importanti e per l’adeguamento della normativa abitativa che si dovrà concludere nell’anno 2019. Per quanto riguarda le attività di investimento, nel corso del 2019 si prevede di anticipare con fondi Ater i lavori finanziati con i fondi ministeriali e regionali, in quanto negli ultimi anni i finanziamenti sono stati erogati successivamente al pagamento degli stati avanzamenti lavori. Un intervento di rifacimento della copertura di 56 alloggi a Mestre, in via Virgilio, finanziato con i fondi della legge regionale del ’93 è stato oggetto di approvazione dello studio di fattibilià.

Quasi la metà delle case in questione si trova nella terraferma del Comune di Venezia, 828 abitazioni, nessuna al momento in centro storico. Oltre 1500 case sono abitate e possono essere acquistate solo dagli inquilini assegnatari, da almeno 5 anni residenti; 252 sono sfitte. Anche coloro che vi abitano da meno di 5 anni, pur non potendo ancora presentare domanda, iniziano a far decorrere il periodo necessario. «Molte abitazioni sono state ristrutturate con lavori recenti – spiega Speranzon – Non è infatti cosa da poco conto aver sistemato oltre un centinaio di alloggi dallo scorso anno ad oggi. A questi, si aggiungono gli ultimi 22 realizzati con fondi europei, e le 37 “case intelligenti” di Campo dei Sassi». Da una verifica su tutto il patrimonio immobiliare sono inoltre emersi 66 appartamenti che non erano mai stati utilizzati, dopo la loro sistemazione, alcuni anni fa.

Si dovrà continuare a perseguire le azioni concrete per il rientro delle somme a credito di varie amministrazioni e nei confronti dell’inquilinato moroso. Va tenuto presente, tuttavia, che le azioni aziendali di recupero del credito nei confronti di inquilini morosi, benché costantemente pressante, il più delle volte viene ostacolata – in carenza di adempimento spontaneo – per l’assenza di beni sui quali far valere il credito. Si ritiene di verificare preliminarmente la permanenza dei requisiti degli assegnatari e, in caso contrario, riassegnare con avviso pubblico gli stessi alloggi». Se l’Isee infatti non basta più a determinare il diritto all’alloggio nell’edilizia residenziale pubblica, e i termini del contratto, entrano nei calcoli anche i risparmi, i tfr , i conti in banca.

Ha aggredito un addetto alla mutenzione delle case dell’Ater ed è stato denunciato. L’episodio si è verificato intorno alla metà dello scorso mese di maggio ad Aprilia, presso un condominio dell’Ater. “Un rinvio necessario per le molte difficoltà burocratiche, ma soprattutto per le adesioni ben al di sotto delle aspettative”, commenta Unione Inquilini di Roma. “Questa ennesima proroga conferma i dubbi dell’Unione Inquilini su una vendita avventata che a tanti assegnatari, proprio al tempo di una crisi economica derivata dall’emergenza sanitaria, a tutto pensano tranne che ad accollarsi dei mutui.

Intanto sono migliaia le richieste presentate dai veneziani al bando per l’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica nel Comune di Venezia, «molto più numerose, purtroppo, degli alloggi a disposizione, 250 circa. – spiega il presidente Ater, Raffaele Speranzon – Abbiamo deciso di avviare un bando per l’acquisizione di manifestazioni di interesse alla vendita di complessi immobiliari già realizzati, in fase di realizzazione o recupero. Edifici già pronti, con almeno sei alloggi all’interno, che l’Ater non dovrà sistemare, se non per piccoli lavori, e potrà quindi mettere velocemente a disposizione dei cittadini». La delibera è stata approvata dal consiglio di amministrazione e nei prossimi giorni il bando sarà pubblicato sul sito dell’Ater per circa due mesi (). Vincere il bando per l’assegnazione di un alloggio di residenza pubblica vuol dire essere soggetti in grave difficoltà economica per cui viene a mancare la possibilità individuale di acquisto di un’abitazione a prezzo di mercato.

Lo testimonia la graduatoria di oltre 2000 richiedenti del bando Erp, formalizzata a fine luglio del 2020», e sarebbero più di 1000 le abitazioni comunali che attendono di essere assegnate, fino a 4000 se si sommano quelle dell’Ater. «A inizio di quest’anno, il 6 gennaio, ho chiesto al presidente Nicola Gervasutti della settima commissione consiliare di convocare una seduta sulla residenzialità e l’assegnazione di case, comprese quelle private rimaste vuote con la pandemia. Invece di aspettare Godot – afferma – seguendo il regolamento comunale ho raccolto un terzo delle firme dei consiglieri (ha sottoscritto tutta l’opposizione) e chiesto la commissione».

«Nessuno verrà buttato fuori di casa – ha precisato Lanzarin al termine dell’incontro -. Per gli inquilini come gli anziani che hanno messo via qualcosina e non possono permettersi alternative, ci saranno dei correttivi a cui stanno già lavorando i 7 gruppi tecnici proprio per dare serenità a queste persone. Non abbiamo ancora le nuove soglie Isee perché stiamo lavorando con alcune proiezioni, che poi si concretizzeranno in provvedimenti. Venezia ha un tavolo speciale che continuerà a lavorare per formulare proposte specifiche, che al momento non ci sono sulla residenzialità e le problematiche della città che, per il momento, avrà lo stesso trattamento delle altre province. Sull’Isee di permaneneza e uscita ho dato mandato di fare diverse proiezioni con diversi scaglioni – 26 mila, piuttosto che 28 mila – vedremo l’impatto e poi prenderemo le decisioni. Le 400 case che abbiamo assegnato da marzo a oggi, con canone medio di euro, sono state destinate a persone che avevano effettivamente bisogno».

Vengono conteggiate nell’Isee cose assurde, anche le indennità di accompagnamento che dovrebbero allegerire il parametro, non aumentarlo. Situazioni imbarazzanti che non riusciamo a capire come mai non siano state considerate prima». Intanto il coordinamento regionale Inquilini Erp domani presenta in Scoleta dei Calegheri a San Tomà la manifestazione regionale di sabato con corteo dalle 10 a piazzale Roma. «Gli interventi che ci aspettiamo – proseguono Nicola Criniti della Cisl e Mario Ragno Uil – devono salvaguardare le famiglie che con l’applicazione della legge attuale si troverebbero ad affrontare una situazione spesso insostenibile. Chiediamo che la politica regionale intervenga con un serio piano di investimenti edilizi pubblici, altrimenti la legge, anche se modificata, non andrà risolvere questa emergenza. Una parte dei fondi sono già stanziati con 16 milioni – ricorda Criniti – per le politiche di recupero urbano che la Regione dovrebbe destinare agli immobili».

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